Il direttore de il Milanese Sergio Merzario, con il
giurato... Attilio Zapparerra ...premiazioni in galleria..
dell'Oscar Internazionale.. "No al bullismo...
A MILANO! ... a cura de il Milanese-Civennese/Bellagino,
Sanremese ...Scuole, poeti partecipanti Artisti Europei!
Un grande successo con la presenza del Consigliere
SOCIALISTA Roberto BISCARDINI...
Nelle foto: ILDE, la vedova
di un carissimo amico e Socio ROLANDO... Premiato
alla memoria per il suo validissimo appoggio e alla
GRANDE collaborazione del gruppo da ballo de il Milanese..
con il Cral del Comune di Milano ...e ACR/CRV-ACR-ONLUS.
..........................
Riceviamo e volentieri pubblichiamo per le lettrici e i lettori de il Milanese!
IL PUNTO: COS'È SUCCESSO NELLA SETTIMANA PASSATA
NEWSLETTER
a Cura di Lia Quartapelle*
*Ciao Giovanna (nella foto dell'Acr..
POETESSA dell'AMORE e di CRV),
spero che il ponte sia stato di riposo, perché ci aspetta un
fine settimana pieno di politica.
Come avrai letto, si terranno due manifestazioni, una sabato 7 giugno a Roma e una venerdi 6 giugno a Milano, che hanno l’obiettivo di fare pressione per fermare la guerra di Netanyahu contro Gaza e di chiedere al governo italiano, finora inerte, di allinearsi a paesi come la Francia, il Canada, il Regno Unito e la Spagna che hanno messo in atto azioni chiare per fermare quanto sta accadendo ormai da 20 mesi a Gaza.
Parteciperò a entrambe perché quello che sta accadendo a Gaza - crimini di guerra, crimini contro l’umanità, uso degli aiuti umanitari e della fame come arma di guerra
- è ingiustificabile-. Così come va denunciato il continuo e subdolo avanzare delle colonie in Cisgiordania. Questa guerra va fermata perché è intollerabile che si continuino a uccidere vittime civili, a distruggere le infrastrutture civili, che si usino gli aiuti umanitari e il cibo per scopi militari. E sono intollerabili le frasi pronunciate sempre più spesso da ministri e parlamentari della destra estrema israeliana per motivare e giustificare la guerra. Mi angoscia che ogni altra strada provata finora, parlamentare e diplomatica, non abbia prodotto nessun effetto.
Premetto che non è in discussione la mia vicinanza e amicizia con il popolo israeliano e che non verrà meno il piccolo contributo che da tempo cerco di dare a chi è all’opposizione in quel paese e contrasta da anni la destra nazionalista e religiosa di Netanyahu. Ma proprio tenendo conto di questi legami, mi sembra necessario dire in tutte le forme possibili che l’operazione israeliana in corso a Gaza a questo punto non ha nulla a che fare con la necessità di ristabilire la deterrenza dopo l’attacco terroristico di Hamas del 7 ottobre 2023 o per contrastare il terrorismo di Hamas. E’ ormai diventata una guerra senza scopo militare, senza obiettivi, senza una strategia politica di sradicamento di Hamas (da portare avanti insieme ai paesi arabi).
Quella in corso è una guerra che non ha nulla a che fare con la sicurezza di Israele. E’ una campagna vergognosa che, con le continue violazioni del diritto internazionale e del diritto di guerra, sta disonorando il governo di Israele e lo qualifica come pariah nel mondo. E’ una guerra che, nella sua durata indefinita, permette a Netanyahu e alle forze estremiste della destra nazionalista e religiosa che lo sostengono di evitare di affrontare la questione fondamentale: non ci può essere sicurezza duratura per Israele senza un accordo con i paesi della regione (che aiutino anche a isolare e sconfiggere politicamente Hamas) e senza riconoscere ai palestinesi il diritto a uno stato. Nutrendo, senza mai risolverla, l’illusione che la questione palestinese si possa risolvere con la forza, questa guerra perpetua la permanenza al potere di Netanyahu ma rischia di essere la fine di Israele laica, aperta e democratica. Per tutte queste ragioni la guerra di Netanyahu deve essere fermata.
Manifesteremo, a Roma e a Milano, unendo la nostra voce alle migliaia di persone che da mesi in Israele chiedono a Netanyahu di negoziare per la restituzione degli ostaggi e di andarsene, e a chi a Gaza protesta, a rischio della propria vita, contro Hamas. Spero saremo in tante e tanti.
L’8 e 9 giugno andrò a votare per i 5 referendum sulla cittadinanza e sul lavoro.
Voterò sì al referendum che riduce da 10 a 5 anni il periodo di residenza in Italia richiesto per iniziare il processo per richiedere la cittadinanza (scheda 5 gialla). È un quesito che guarda al futuro, e che risponde alle attese di milioni di persone, soprattutto ragazzi e ragazze, che vivono in Italia, che amano l’Italia, ma permangono in una condizione che li discrimina e esclude.
Voterò sì al quesito che estende le norme sulla sicurezza sul lavoro anche alle imprese subappaltatrici (scheda 4 rosso rubino): in Italia si muore sul lavoro con una frequenza spaventosa e si deve fare tutto il possibile, incluso un referendum (ma non solo), per invertire questa tendenza.
Gli altri tre quesiti sul lavoro (schede verde chiaro, arancione e grigia) abrogano parti di una legge pensata, scritta e votata dal PD. Per questo motivo, c’è una grande discussione nel PD e tra i suoi elettori, e immagino che non tutti coloro che leggono questa newsletter abbiano le idee chiare o la pensino allo stesso modo. Siccome penso sia importante votare in modo informato, segnalo una spiegazione tecnica sul contenuto dei referendum sul lavoro elaborata dal prof Franco Scarpelli e due pareri diversi su questi referendum ,che spero possano aiutare chi legge a farsi una propria opinione (qui, per i 5 sì e qui per le ragioni critiche)
Per quanto mi riguarda, non sono a favore delle tre proposte di abrogazione di quella legge. Prima di tutto per una ragione di coerenza: da parlamentare ho approvato quella legge. In secondo luogo, penso che sia sbagliato sottoporre a referendum, e non a una revisione parlamentare, una materia così tecnica come il diritto del lavoro.
Infine perché penso che se vincessero i sì e il Jobs Act venisse abrogato si tornerebbe a una situazione di maggiore precarietà rispetto a quella attuale. Il Jobs Act infatti aveva l’obiettivo di ribaltare la logica delle precedenti riforme del lavoro (Treu, Fornero), che avevano reso più flessibile il nuovo lavoro, creando forme di contratti a prestazione o a chiamata, i quali finivano per tenere tutti i nuovi assunti in una situazione precarietà senza fine, creando così una vera diseguaglianza tra i nuovi assunti, soprattutto giovani, senza tutele, mentre i vecchi assunti avevano il posto fisso con le tutele dello Statuto dei lavoratori del 1970.
Il Jobs Act ha abbattuto la giungla di contratti precari (abolendo i cocopro e contrastando la perversione delle finte partite IVA) e ha introdotto solo per le nuove assunzioni un contratto a tutele crescenti, senza le garanzie dell’articolo 18, ma con l’estensione di misure protettive che i contratti precari allora esistenti non prevedevano (per esempio uniformando il sostegno per il periodo di disoccupazione, estendo i meccanismi dei congedi parentali, contrastando le dimissioni in bianco). A distanza di 11 anni, e nonostante le modifiche legislative e giurisprudenziali intervenute, continuo a non essere convinta dalle ragioni di chi vuole cancellare quella riforma, a fronte del fatto che il contratto a tutele crescenti introdotto dal Jobs Act da più garanzie dei contratti precari che ha sostituito. Basti pensare che, se vincessero i sì, si tornerebbe alla riforma Fornero che prevede 24 mesi di indennità per i licenziamenti, mentre il Jobs Art ne prevede 36.
Ho il timore che se il Jobs Act venisse abrogato si tornerebbe a una situazione di maggiore instabilità. Mentre oggi il principale problema in Italia non è più l’instabilità dei contratti ma i livelli salari bassi.
A CAPO: COSA TENERE D'OCCHIO PER LA SETTIMANA
Questa settimana in Aula discuteremo del DL PNRR e avvio anno scolastico e del DL sulle infrastrutture strategiche
Giovedì 5 giugno alle ore 18, in piazza dei Mercanti a Milano abbiamo organizzato un evento di chiusura della campagna referendaria. Oltre a me interverrà il sindaco Beppe Sala, poi Marco Cappato, Tito Boeri, Pierfrancesco Majorino, Francesco Ascioti, Vladislav Malashevskyy, Mila Grujovic, Raffaella Stacciarini. Infine chiuderà l'evento Riccardo Magi.
Sabato 14 giugno a Barzio (LC) ci sarà una passeggiata tra memoria e impegno europeo con Nicola Zingaretti e altri ospiti, tra cui Pietro Bussolati, Monica Corti e Gian Mario Fragomeli. L'evento rientra nel progetto di Bella Ciao, Milano e sarà una commemorazione delle vicende partigiane.
Prenotazioni entro il 30 maggio: alessandrorossi.eu@gmail.com.X
A lunedì prossimo,
*Lia
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